Sant’Agata | spazio

Il monumentale complesso di Sant’Agata, è stato un monastero, un carcere, un consultorio. Sorge nel suggestivo cuore medioevale di Città Alta a Bergamo.

Edificato nel XIV secolo su resti di costruzioni pagane, nel XVII secolo venne modificato in monastero, con l’aggiunta di alcune porzioni, della cappella e della torre campanaria, dai padri teatini, che nel 1797 lo abbandonarono. Nel 1803 iniziano i lavori di conversione a carcere su progetto di Leopold Pollack: l’edificio viene riutilizzato adattando le singole stanze dei monaci a celle per 4, 6 o 8 detenuti all’interno delle quali vengono aggiunti moduli con lavabo, doccia e wc. Gli spazi più ampi vengono mantenuti come aree comuni (spazio proiezioni, mensa, laboratorio), una delle chiese viene suddivisa in altezza su tre piani per ricavare uffici e altre unità di detenzione. Poco più di un secolo dopo la struttura verrà abbandonata: le porte di Sant’Agata si chiudono nel 1978. Per i due anni successivi una porzione dell’edificio viene ristrutturata e utilizzata dalla circoscrizione 3 e dall’Asl che ne realizza all’interno il consultorio.

Dal 1982 per tutti, è l’ex carcere di S. Agata.

Con i suoi 5.000 mq intrisi di storia, è totalmente assente nell’immaginario dei Bergamaschi più giovani, è inciso in maniera vivida nella memoria dei più anziani, ma i trent’anni di chiusura hanno posato su di esso un velo di amnesia, tanto che i cittadini ne avevano scordato l’esistenza e soprattutto la mole fisica. La costruzione si erge sopra un altopiano e, sovrapponendosi alle antiche rovine, risulta articolata in più livelli sfalsati, sui quali si distribuiscono ampi spazi comuni o ambienti molto piccoli, intimi e privati. L’edificio ha pianta a “C” e si sviluppa con i suoi tre lati intorno a un cortile, un tempo porticato, delimitato sul quarto lato da un alto muro cieco. Cortile che in origine era l’orto e il frutteto dei monaci, divenuto poi l’ora d’aria dei quasi 200 carcerati ospitati tra le mura di Sant’Agata. Gli ambienti, ormai spogliati da qualsiasi oggetto o elemento di decoro passato, si mostrano come il corpo nudo della fabbrica.

Le cancellate pesanti del carcere si alternano agli affreschi delle ex chiese del monastero, le incisioni murarie nelle celle di isolamento sono in contrapposizione con le modanature e i resti di affreschi dei monaci Teatini. Le volte a botte coperte da un fitto strato di intonaco dialogano con i ritagli di giornali per uomini che si aggrappano alle pareti.